Giulia Di Lellis
Think Partner & Stratega per Business Sostenibili

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✨ Riflessioni di fine anno: 2025

 

Ha ancora senso fare le cose con cura?

Riflessioni di fine anno 2025

Quest’anno le mie riflessioni di fine anno le voglio dedicare alla cura.
Al fare le cose con cura, ma non solo. Al prendersi cura e all’avere cura.

Sono parole semplici, quasi quotidiane, eppure nel 2025 mi sono trovata spesso a chiedermi se abbiano ancora spazio nel modo in cui lavoriamo, comunichiamo, costruiamo relazioni e business.

Fare le cose con cura ha ancora senso?

Iniziamo dal fare le cose con cura.

Mi chiedo: ha ancora senso utilizzare il nostro tempo per fare le cose con cura?
Per fare attività che possono essere automatizzate?
Per scrivere testi che potrebbero essere scritti da altri?
Per imparare cosa c’è dietro alle cose, invece di fermarsi solo al risultato finale?
Per mettere davvero in pratica, invece di delegare tutto?

Il 2025 è stato decisamente l’anno dell’IA, sia in termini di mio utilizzo personale sia in termini di conversazioni, contenuti e offerta sul mercato.

 

Il mio rapporto con l’intelligenza artificiale nel 2025

L’uso che ne ho fatto io è stato principalmente di due tipologie: da una parte come aiuto per superare la paura della pagina bianca, dall’altra come strumento di correzione per testi e caption.

Utilizzandola a lungo, però, mi sono resa conto di quanto questo tenda a impoverire un certo tipo di contenuti. Non tutti, ma quelli che nascono dal pensiero, dall’esperienza, dai collegamenti interiori.

Così ho deciso di usarla nel modo più funzionale possibile al mio lavoro, delegando ciò in cui io non devo esserci.
Non per le parole. Non per i pensieri. Non per i collegamenti mentali. Non per la creazione.

In tutto questo voglio far sentire la mia voce: come professionista, come umana, come Giulia.

 

Prendersi cura e avere cura: il filo rosso del mio lavoro

Ed è proprio da qui che nasce una riflessione più ampia sul prendersi cura e sull’avere cura.

Lavorando quest’anno con tante professioniste e professionisti che si sono affidati a me, mi sono resa conto che tutti, in qualche modo, hanno cura di qualcosa.

E sono grata per aver avuto il privilegio di essere stata scelta da persone così in linea con me.

C’è chi ha cura del mondo dell’infanzia, chi del corpo, chi della mente.
Chi ha cura di piccoli business scegliendo con attenzione parole, numeri, immagini o grafiche.

Mani e menti delicate che scelgono di mettere al servizio dell’altro la propria conoscenza in modo artigianale, su misura.
Che accompagnano lungo un cammino di cambiamento.

Esattamente il modo in cui anche io ho scelto di lavorare: non per le persone, ma con le persone, fianco a fianco.

 

La cura passa anche dagli strumenti

Ma non solo.

Anche prendersi cura degli strumenti è importante.


Prendersi cura delle piattaforme con cui si erogano servizi o si vendono prodotti. Fare in modo che siano belle, funzionali, utili, non solo al momento della vendita, ma soprattutto dopo.

Prendersi cura delle parole che si scrivono o che si dicono, perché sono veicoli di messaggi che ognuno interpreta con la propria lente.

Prendersi cura del modo in cui si offrono servizi o prodotti, ascoltando prima di parlare. Riflettendo prima di agire.

 

La cura come atto politico (e umano)

Prendersi cura, avere cura, fare con cura è un atto politico. È un modo di vedere il mondo. È una speranza per il futuro.

È un’azione che ci definisce come umani, amici, compagni, genitori, professionisti.

È un percorso di miglioramento che si può intraprendere in qualsiasi momento e in molti ambiti: nella professione, nella cura di sé e del proprio corpo, nel rapporto con il pianeta che ci ospita, nelle relazioni con gli esseri umani e non umani che lo abitano, nella cura di ferite antiche o di pensieri presenti, nella cura degli strumenti e delle parole.

Un viaggio che cambia il modo in cui facciamo le cose

È un viaggio che cambia le relazioni e il modo in cui ci approcciamo a ciò che facciamo: dal piegare bene i vestiti, al creare un pacchetto regalo che rappresenti i sentimenti per qualcuno, fino alla cura con cui si scrive un’email post acquisto.

Che sia un 2026 di cura, per tuttə.

«Dove sta la particolarità dell’umano, se non in un senso di responsabilità, di intelligenza, di creatività, di cura, appunto?»
Gabriella Caramore, “Il tempo ultimo” – DoppioZero, 18 ottobre 2020

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